EPT Copenhagen: Tim Vance, a PokerStars qualifier from St Louis wins EPT Copenhagen

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Il vincitore dell’EPT di Copenhagen Tim Vance

Si può fare un salto indietro con la memoria alla finale di Barcellona della stagione uno, la quale durò tutta la notte. Difficile anche dimenticare la finale tenutasi in questo casinò due anni fa, la quale vide il danese Mads Andersen vincere quando erano appena scoccate le 3 di mattina con la troupe televisiva alla ricerca affannosa di avanzi di nastro vergine prima che le scorte finissero del tutto. Questi match in heads-up sono stati certamente lunghi, ma questa notte, il qualificato di PokerStars Tim Vance, un imprenditore 46enne statunitense di St Louis, ha vinto un heads-up maratona durato quattro ore e mezza – il più lungo nella storia dell’EPT – prima di diventare il nuovo campione EPT e portare a casa DKK 6.220.488, equivalenti a €834.590.

Vance ha sconfitto il danese Soren Jensen, di Aarhus, personaggio dall’indole esuberante il quale avrebbe potuto raccontare una storia diversa se l’asso-dieci di picche del suo avversario non si fosse trasformato nel colore vincente. Come nel più soave dei sogni, quando Soren è andato all-in, Tim sapeva che la partita era finita. “È stato un piacere giocare con te; vedo…” ha dichiarato.... Soren era battuto.

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Il secondo classificato Soren Jensen

In questi ultimi giorni, Tim Vance è rimasto lo stesso ragazzo disponibilissimo, dall’inizio alla fine. Facile da individuare all’interno della card room per la sua tendenza a rimanere in piedi, che stesse partecipando o meno alla mano, era arrivato ad avere soltanto 11.000 chips durante il day 1 quando gli ho parlato per la prima volta; è riuscito a sopravvivere al day 2, poi al day 3, fino ad arrivare al tavolo finale con la chip lead. Si è trattato di una leadership che, nonostante i valorosi sforzi dei suoi avversari, non era assolutamente intenzionato a cedere.

La mano che ha mutato il corso degli eventi dando al torneo la direzione definitiva si era avuta ieri, verso la fine della giornata, poco prima che si arrivasse a stabilire gli otto finalisti; protagonisti Tim e Kristian Pedersen. Pedersen mette nel piatto tutto quello che ha davanti, un ammontare colossale, con le chips che invadono disordinatamente l’intero tavolo, conscio che soltanto uno stupido avrebbe avuto l’ardire di scontrarsi con lui rischiando di uscire di scena in quel momento. La realtà è stata molto differente.

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Il qualificato PokerStars Tim Vance

Un mare di pensieri si affollano nella testa di Tim Vance quando la telecamera riesce a scorgere la sua mano. A Tim piace pensare ad alta voce ed è convinto che il suo avversario abbia asso-re. Ha continuato a ripetere a se stesso “asso-re” prima di decidere di chiamare girando la sua coppia di nove. Pedersen, il quale aveva aspettato pazientemente mentre la folla si faceva sempre più vicina e le telecamere cercavano di captare le parole dette attorno al tavolo, gira le sue carte. Un asso e un re.

Da quel momento in poi Tim non si è fermato più. A parte un piccolo scossone subìto all’inizio della giornata – una mano persa, successivamente alla quale ha passeggiato su e giù rimproverando se stesso per quasi un’ora, non ha mai perso di vista l’obiettivo finale. Più tardi Tim avrebbe dichiarato che qualche anno fa, dopo la sconfitta in un satellite per l’evento principale, aveva fatto la fila dicendo alla gente che chi gli avesse pagato il buy-in avrebbe potuto tenere tutto quello che avrebbe vinto. Non trovò nessun acquirente, ma forse fecero un errore.

Ma come si sono svolte le cose? Non sarebbe stato un tavolo per signorine, ma quando le cose sono iniziate alle 14.15 di questo pomeriggio non potevamo ancora saperlo...

Posto 1 -- Rasmus Hede Nielsen -- Danimarca 789,000
Posto 2 -- Timothy Vance – Qualificato PokerStars -- USA – 1.408.000
Posto 3 -- Daniel Ryan – Qualificato PokerStars -- USA – 557.000

Posto 4 -- Patrik Andersson -- Svezia – 283.000
Posto 5 -- Simon Dørslund -- Danimarca – 267.000
Posto 6 -- Nicolas Dervaux -- Francia – 336.000
Posto 7 -- Søren Jensen -- Danimarca – 500.000
Posto 8 -- Magnus Hansen -- Danimarca – 458.000

Vance aveva le chips, ma l’attenzione era anche su altri due giocatori. Il danese Rasmus Hede Nielsen aveva iniziato il day 3 con la chip lead e aveva gestito con accuratezza il suo stack per riuscire a raggiungere il tavolo finale – una cosa non sempre garantita per il leader del day 3. Era stato più che bravo a utilizzare al meglio la sua leadership. Così come Danny Ryan.

Danny, qualificatosi anche lui su PokerStars, è noto per essere uno dei tanti giovani campioni del poker su internet. Il suo stile misurato ma aggressivo, lontano anni luce dall’irruenza di Vance e Jensen, è stato una continua minaccia ed è subito sembrato chiaro che questi due e Vance sarebbero stati i dominatori del tavolo sin dall’inizio.

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L’americano Daniel Ryan, qualificato PokerStars

Dobbiamo attendere mezzora per assistere alla prima eliminazione. Il primo a uscire è Patrick Andersson, quando opta per un all-in dopo il rilancio di Daniel Ryan dal bottone. Ryan chiama girando A-5, con Andersen che mostra soltanto K-6. Un cinque al flop è sufficiente all’americano e Andersson deve accontentarsi di DKK 569.333 (€76.386).

Passano quasi due ore e mezza prima dell’eliminazione in settima posizione di Simon Dørslund, tornato a casa con DKK801.283 (€107.507). Dopo un rilancio di Tim Vance, Simon va all-in dallo small blind e viene prontamente chiamato da Tim il quale ha un potente A-K. Simon gira A-8 e, nonostante uno straight draw al turn, non ottiene ulteriore aiuto.

Il francese Nicolas Dervaux se ne era stato tranquillo sin dall’inizio. Era semplicemente intimorito dai riflettori della TV come qualcuno ha pensato? È possibile, ma dal momento che Nicolas non conosce l’inglese, può darsi che la ragione della sua tranquillità fosse un’altra.

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Il francese Nicolas Dervaux

Il francese conclude al sesto posto con DKK1.012.147 (€135.798) quando va all-in con J-5 e trova il call di Soren Jenson con A-7. All’inizio Jenson sembra piuttosto contento delle carte dell’avversario; lo è di meno quando vede un jack presentarsi sul flop. Ma la sua preoccupazione non dura a lungo; l’asso sul turn sancisce la fuoriuscita del francese.

Da questo momento Tim Vance diventa un uomo che si può amare o odiare. Niente di personale, semplicemente per via della sua tendenza a cantare (sembra che abbia intonato l’intero repertorio dei Beatles) e di pensare a voce alta. In ogni caso niente se comparato a Soren Jensen.

Si è parlato molto del fatto che Soren (queste almeno le dicerie) abbia deciso di non cambiarsi i vestiti per tutta la settimana – probabilmente per paura di rovinare il proprio look – e della sua tendenza a festeggiare i piatti vinti con manifestazioni di gioia tipicamente nordiche, brindisi, pugni all’aria e abbracci modello orso bruno a suo fratello presente sulle gradinate.

Danny Ryan riesce ad arrivare alla pausa per la cena. Ryan aveva già rischiato di essere eliminato una o due volte, soprattutto la notte precedente, quando aveva perso una grossa fetta del suo stack contro lo stesso Kristian Pedersen che sarebbe poi stato eliminato da Vance.

Alla fine è costretto a un all-in con A-Q, trova l’A-K di Rasmus Nielsen che ovviamente chiama e il campo si riduce a quattro giocatori.
Fino a quel momento Rasmus era stato molto oculato nella gestione delle sue chips. Ma con soli quattro giocatori rimasti, la sua tattica attendista non poteva andare avanti alle lunghe. Il danese rilancia pre-flop e Tim Vance controrilancia fino a 350k, mettendo nel piatto le sue chips prima di intonare dei nuovi motivi canori. Rassegnato al suo destino, Rasmus appoggia la testa sul bordo del tavolo come se stesse per assistere a qualcosa di poco piacevole.

Così e infatti. Il flop è 9-7-J rainbow. Tim lancia uno sguardo a Rasmus e annuncia ‘all-in’. Rasmus ha poco altro da aggiungere...

“Vedo”

Era quello che Tim non voleva sentire. “Sei un vincente ragazzo, ottima chiamata”.
Coppia di otto per Rasmus e soltanto A-Q per Tim. Il jack al turn fa il paio con quello già presente sul board e fa sì che Tim abbia bisogno di qualcosa di cui aveva usufruito soltanto un paio di volte nel corso della settimana, la fortuna. Puntualmente al river arriva un asso, il quale costringe Rasmus all’uscita di scena in quarta posizione, con la ragguardevole somma di DKK 1.560.394 (€209.355).
E siamo a tre...

Tim Vance – qualificato PokerStars – USA – 2.037.000
Soren Jensen – Danimarca – 1.485.000
Magnus Hansen – Danimarca – 1.076.000

La finale era progressivamente diventata un affare fra Stati Uniti e Danimarca, o meglio fra Vance e Jensen. Il ruolo di terzo incomodo spetta a Magnus Hansen, altro giocatore danese che non aveva sbagliato nulla fino ad allora dando sempre l’impressione di essere pronto a intrufolarsi per ottenere una posizione di prestigio, arrivando ad avere soltanto poche centinaia di migliaia di chips in meno rispetto a Jensen.

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Soren Jensen

Su un flop T-4-9 Hansen rilancia, trovando l’all-in di Soren. Magnus dà un nuovo sguardo alle sue carte mentre Soren ne approfitta per l’ennesima passeggiata.
Magnus chiama.

Soren torna al tavolo e gira 9-4 per una doppia coppia. Soltanto T-6 per Marcus e quindi una coppia di dieci. Il turn dà un piccolo aiuto a Magnus, concedendogli la possibilità di un colore, ma forse la sfida finale non era riservata a lui. Probabilmente gli dei del gioco avevano stabilito che a scontrarsi per il titolo dell’EPT di Copenhagen dovevano essere i due giocatori più estroversi, provenienti da parti del mondo così diverse. E quindi, nonostante 14 outs a disposizione sul river, Magnus Hede Nielsen esce al terzo posto, conquistando DKK 2.045.381 (€274.425).
Quello che accade dopo lascia tutti sconcertati. Vance e Jensen giocano entrambi con il freno a mano tirato. Nell’arco di cinque minuti la velocità si riduce da 160km/h a 30km/h.

Le mani iniziano a seguire uno schema regolare – una puntata, un call, un flop, e poi check di entrambi i giocatori fino alla fine. Questo accade una volta, poi un’altra ancora e ancora; dopo una ventina di minuti sembra chiaro che Tim e Soren hanno deciso di fare dello scontro una battaglia di resistenza.
Un salto indietro al 2006. Mads Andersen ed Edgar Skjervold, due dei giocatori scandinavi più in forma del momento, diedero vita ad un match brillante per parecchie ore. Fu reso memorabile dai rispettivi double up - sia Andersen che Skjervold giocavano con il necessario azzardo quando intravedevano la possibilità di vincere il piatto. Il risultato? Un continuo passaggio di chips dalle mani di uno a quelle dell’altro, prima della vittoria finale di Andersen.
Vance e Jensen, al contrario, scelgono un approccio totalmente diverso. In seguito Vance ha dichiarato che era conscio del fatto che più a lungo la partita sarebbe durata, maggiori sarebbero state le sue chance di vittoria. Forse per il fatto che lui andava avanti bevendo caffè mentre Jensen preferiva la birra. O forse per un motivo legato all’esperienza e alla incredibile capacità dell’americano di rimanere paziente anche quando le cose andavano storte (in realtà le vicende negative si sono distribuite equamente fra i due contendenti).

Dopo l’uscita di Hansen, Vance e Jensen hanno più o meno le stesse chips, con Soren in leggero vantaggio.

Tim Vance – qualificato PokerStars -- USA – 2.125.000
Soren Jensen -- Danimarca – 2.475.000

All’inizio Soren aumenta le distanze portandosi fino a 2,8 milioni. Ma nessuno dei due è ancora pronto a gettare la spugna. Di nuovo piccoli piatti, puntate, call, check fino al river. Un piatto a un giocatore, l’altro al suo avversario.

Poi, dopo due ore e mezza di heads-up, ecco cosa accade...

Tim rilancia pre-flop di 200k come da copione. Visto che aveva fatto la stessa cosa tante volte in precedenza, Soren chiama e il flop è 8-2-T con due fiori. Altri 200k per Tim, ma questa volta Soren rilancia – niente di eccezionale, soltanto fino a 400k. Tim chiama istantaneamente riportando un po’ di vitalità anche fra gli spettatori. Il turn è la donna di picche, Soren fa check e Tim lo segue. Al river si presenta il jack di fiori. Tim punta e Soren vede, mostrando la doppia coppia chiusa al turn. Ma è Tim a essere contento; gira infatti i suoi due fiori per un colore realizzato grazie al river. Probabilmente le cose sarebbero andate in maniera molto diversa se Jensen avesse puntato sul turn.

“Avrei dovuto rilanciare al turn”, dice Soren.
“Già, avresti dovuto” la replica di Tim.

A questo punto è Tim a essere davanti – 3,7 milioni contro 870k.

Si sarebbe ripreso il danese dal brutto colpo subito? La risposta sembrava essere positiva quando dieci minuti più tardi, con le speranze di vittoria ormai ridotte al lumicino, Soren riesce a massimizzare il profitto grazie alla sua coppia di re che incontra il K-Q di Tim. Questa volta la fortuna non aiuta l’americano e Soren raddoppia il suo stack.

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Ma i sogni di gloria per il danese finiscono qui. All’1.40 di domenica mattina Soren fa check su un flop 2-7-8 con due picche. Entrambi checkano, e al turn arriva un’altra carta di picche, il tre. Soren punta 115k e Tim chiama senza indugio. Qualcosa sta per accadere. Soren va all-in su un board che gli dà possibilità di scala e di colore. Tim si ferma. Avremmo assistito a un altro monologo sulle possibili mani del suo avversario? No.
“È stato un piacere giocare con te... Vedo”.

Tim sbatte sul tavolo il suo A-T di picche, il colore nut. A questo punto la mano di Soren non ha alcuna importanza. Dopo quattro ore e mezza, Tim Vance è il vincitore dell’EPT di Copenhagen.

Tim Vance aveva passato tutta la settimana a parlare a voce alta con la foto della figlia Nanzi, di tre anni e mezzo (foto che aveva incollato all’interno del suo cappellino di St Louis). A detta di tutti Tim è una di quelle persone che si è lieti di vedere felici. Aveva parlato con tutti, cantato continuamente, anche quando le cose non erano andate per il verso giusto. Ma lo shock della vittoria, le conseguenze che questa vittoria avrà sulla vita sua e della sua famiglia erano qualcosa di più. Dopo aver vinto, ha fatto esattamente le stesse cose che aveva fatto durante ogni pausa nel corso di questa settimana. Una sigaretta e due chiacchiere con chi era vicino a lui.

Adesso che aveva vinto, aveva poco da dire. Il suo lavoro era terminato – il lavoro che lui sapeva di poter portare a termine quando lunedì era atterrato a Copenhagen. Lo aveva dimostrato a se stesso e a tutta la gente che aveva assistito alla mano conclusiva, gente che unanimemente aveva sintetizzato il tutto con una frase: “È stato un piacere vederla giocare”.

Tim Vance - "Sapevo che avrei vinto. Ero il più forte e desideravo di più la vittoria. A volte ho commesso degli errori e talora sono stato fortunato. Ma ho dominato. Sapevo che più a lungo il gioco sarebbe andato avanti, maggiori sarebbero state le mie possibilità di vittoria. È stata una competizione molto dura, la più difficile cui abbia mai partecipato".

Risultati del tavolo finale all’EPT di Copenhagen -

1° – Timothy Vance – qualificato PokerStars – USA – DKK6.220.488 o €834.590
2° – Soren Jensen – Danimarca -- DKK3.521.429 o €472.463
3° – Magnus Hansen – Danimarca -- DKK2.045.381 o €274.425
4° – Rasmus Hede Nielsen – Danimarca -- DKK1.560.394 o €209.355
5° – Daniel Ryan – qualificato PokerStars – USA -- DKK1.286.270 o €172.576
6° – Nicolas Dervaux – Francia -- DKK1.012.147 or €135.798
7° – Simon Dorsland – Danimarca -- DKK801.283 or €107.507
8° – Patrik Andersson – Svezia -- DKK 569.333 or €76.386

Un estratto finale dal team del video blog...