EPT San Remo: uno sguardo al tavolo della Rousso

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“Ho più o meno 9.000 chips. È stato tutto molto tranquillo, nessuna mano fantastica, nessuna mano orribile. Vorrei poter dire qualcosa di più interessante!”

Queste le parole di Vanessa Rousso del Team PokerStars Pro nel corso della prima pausa di oggi, parole attuali anche in questo momento, ben quattro ore più tardi. Mi sono fermato un attimo al suo tavolo per vedere come stavano andando le cose per Vanessa e ho finito per passarci mezzora in attesa che accadesse qualcosa.

Ad essere sinceri, Vanessa dovrebbe essere abituata alla gente che ronza intorno al suo tavolo. Vi si fermano varie figure, dai giornalisti, agli altri giocatori, ai dealer in pausa, e tutti passando la salutano con un "ciao". A un certo punto, una delle sue chips verdi è rotolata fuori dal tavolo, è caduta sul pavimento e ha fatto un giro per la sala prima di fermarsi sotto la sedia di un altro giocatore.

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Team PokerStars Pro Vanessa Rousso

Immediatamente, un giocatore seduto al suo tavolo si è affrettato per cercare di recuperare la chip. Certamente un gentiluomo, ma c’è da dire che una donna al tavolo può portare la gente a comportarsi in maniera quasi decente.

Al tavolo, dopo la cena, il gioco ha continuato a svolgersi in maniera troppo tranquilla, quasi surreale. Puntate non viste, pochi flop, ancora meno showdown. Quel poco di azione che c’era veniva da un solo lato del tavolo, dove erano seduti Kabbaj, la Rousso e il francese Guillaume Darcourt.

Kabbaj ha fatto qualche rilancio non trovando quasi mai opposizione da parte degli altri. Le poche volte che questo non è accaduto è stato per merito di Vanessa. La Rousso si muove davvero poco quando è al tavolo, tiene la testa rivolta verso il basso, gli occhi coperti dalla visiera del cappellino e gli occhiali da sole nascondono le sue espressioni; sembra quasi l’autista di un’auto parcheggiata in doppia fila pronta a ripartire dopo una rapina in banca.

Jon Kabbaj rilancia di 800 pre-flop e Vanessa, dal bottone, vede la puntata. Al flop scendono 6-7-8, tutti di cuori, ed entrambi i giocatori checkano. Il turn è un tre e Kabbaj, senza pensarci, mette nel piatto tre chips rosse, per un totale di 1.500. Vanessa vede, la mano sulla bocca, l’anello di diamanti al dito luminoso come un faro – sembra che questa possa essere per lei la mano della svolta.

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Jon Kabbaj

Ma non è così. Dopo un dieci al river, entrambi optano per un check; Kabbaj gira una coppia di donne e Vanessa getta via le sue carte, sconsolata per non aver chiuso il punto che attendeva. A questo punto, il tavolo sembra davvero morto, e l’unica speranza è che arrivi presto una nuova pausa. Ho iniziato a pensare di essere stato io a portare sfortuna e ho deciso di abbandonarla lì…

“Non ho mai avuto abbastanza chips per poter partecipare a molte mani,” ha detto. “Ho avuto A-K e ho trovato l’avversario con in mano due donne e un flop tutto a cuori (la mano contro Kabbaj); fra l’altro il mio asso era di cuori, ma purtroppo non è servito a niente. E così adesso mi ritrovo short. Immaginavo che il tipo al posto uno (Kabbaj) – avesse un punto migliore del mio!

“Penso che mi piacerà questo nuovo tavolo se riuscirò a vincere qualche piatto. Non ho molto... soltanto 3.500. Ho bisogno di un double up.... Posso farcela! Sono riuscita a risalire da situazioni ben peggiori.”

È vero, lei può, e ci riuscirà. È questo lo spirito combattivo della Rousso.