A. Russo - Il Poker è arte della "Deception"

teampro-thumb.JPGIl mio primo libro che parlasse del Texas Hold'em fu "Giocare e vincere a Poker" di Dario De Toffoli. Avevo già in casa un paio di libri sul Poker, tipo il Dongo o il Rastelli, ma quelli erano incentrati esclusivamente sul poker all'italiana a mazzo ridotto e avevano lunghe appendici che descrivevano obsolete convenzioni di gioco tipo "Affranco in passetto", e utilizzavano termini dal sapore squisitamente arcaico tipo "Arrosage" e "Paroli e Massa".
Non nascondo di aver avuto un periodo in cui mi ero fissato anche io a parlare in questo modo obbligando naturalmente i miei amici compagni di gioco a rispettare la sacralità delle formule corrette e a dire "Cimbro" qualora avessero voluto rilanciare di 5 volte la mia puntata.
Ma sto divagando, torniamo a noi e al caro De Toffoli.

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Alberto "grandealba" Russo scrive su www.intellipoker.it

Il libro di Dario per me fu una vera illuminazione in quel periodo. Mi colpì in particolare un passo dove parlando del Bluff diceva: "Perché bluffare?", provate a porvi questa domanda. Lo scopo non è solo quello di aggiudicarsi un piatto avendo una mano peggiore degli avversari, ma c'è un'altra e più sottile motivazione. Si bluffa perché ci si vuole garantire la possibilità di vincere grosse somme quando si ha davvero in mano una combinazione molto alta, in sostanza anche i bluff non riusciti hanno la loro utilità perché servono a lasciare gli avversari sempre incerti. De Toffoli in pratica stava parlando di quello che oggi i pokeristi filo-americani definiscono "deception" (dall'inglese: inganno).

Nel poker infatti la deception è l'atteggiamento di chi sta simulando un tipo di gioco per poi variarlo con lo scopo di confondere l'avversario.
Ma "fare deception" non significa necessariamente "bluffare" come sottolinea David Apostolico nel suo libro "Tournament Poker and the Art of War", nel quale analizza in chiave pokeristica i principi descritti duemilacinquecento anni prima dal generale Sun-Tzu.
Nel "principio dieci" Apostolico afferma infatti che la vera chiave di ogni strategia vincente del poker è dominare (outplayare) l'avversario. Contro avversari deboli ci sono tanti modi di riuscire a metterli in difficoltà, ma contro quelli più duri dobbiamo necessariamente imparare a praticare qualche forma di deception che li allontani dall'aver ben chiaro in mente cosa abbiamo in mano in ogni momento. E questo non significa che dobbiamo giocare loose, anzi, non dobbiamo affatto apparire loose. Piuttosto dovremmo diventare illeggibili e pericolosi, non affatto loose. Quando un avversario non riesce a capire come giocate non riuscirà nemmeno ad avere un controllo completo sul proprio gioco, e quindi sarà svantaggiato nei nostri confronti. Ovvero, ogni volta che riusciremo a fare un gioco imprevedibile, noi avremo guadagnato un vantaggio sui nostri avversari. Vi state domandando come riuscire a diventare imprevedibili al tavolo da poker? Non c'è un vademecum preciso al riguardo, anche perché perderebbe di efficacia tutto il discorso di base. Ognuno di noi deve imparare a riconoscere eventuali pattern nel proprio gioco, per esempio tendete sempre a rilanciare un importo maggiore quando avete una monster? Oppure con le coppie piccole tendete sempre a fare call da middle-position? Ognuno deve imparare a riconoscere i propri pattern e tentare di modificarli per ottenere deception. Addirittura Apostolico arriva a consigliare per esempio di decidere prima del torneo di giocare la mano 8-10 come KK ogni volta che ci viene servita. Anche questo potrebbe essere un modo di fare deception.
Ma attenzione come sempre nel poker non bisogna improvvisare troppo, cercate piuttosto di capire il senso del discorso, il principio, e cercate di adottarlo progressivamente a piccoli passi. Magari la prossima volta da middle andate in tribet con una coppia piccola e vedete cosa succede dopo il flop. Può darsi che il vostro avversario fuori posizione decida di fare check e voi prendiate il piatto in continuation bet pur non avendo centrato il set. Se vi paga potreste comunque guadagnarne più tardi quando il set lo centrate davvero. Questo è solo un esempio di come iniziare ad affinare la deception. La cosa veramente importante è che capiate l'importanza di non diventare mai prevedibili nel poker.

War is deception

"La Guerra è il Tao dell'inganno. Perciò se siete abili, di fronte al nemico fingete incapacità. Se siete costretti a impegnare le vostre forze, fingete inattività. Se il vostro obiettivo è vicino, fate credere che si trovi lontano; quando è distante, create l'illusione che si trovi nei paraggi» [...]. Malgrado ciò, tuttavia, l'inganno non deve essere praticato come un'arte fine a se stessa [...]. Piuttosto, false misure, finte, temporeggiamenti, spiegamenti di truppe, lo stratagemma di celare le tracce con gli arbusti, confusioni simulate e altre simili astuzie sono concepiti con l'unico scopo di ingannare il nemico per confonderlo o costringerlo a rispondere nel modo previsto e per acquisire quindi per il proprio esercito un'opportunità da sfruttare".

Alberto "grandealba" Russo scrive su Intellipoker.it